PRIMA CLONAZIONE DI UN MAMMIFERO

Il 22 febbraio 1997 a Roslin in Scozia la pecora Dolly fu il primo mammifero a essere stato clonato con successo partendo da cellule di un individuo adulto.

Dolly è frutto di un esperimento di clonazione per trasferimento nucleare di cellule somatiche, una tecnica in cui una cellula uovo viene privata del proprio nucleo originale che viene sostituito con quello di una cellula adulta proveniente da un altro animale allo scopo di generare un nuovo esemplare con lo stesso patrimonio genetico. Nel caso di Dolly, i ricercatori scozzesi hanno prelevato una cellula uovo di una pecora di razza Scottish Blackface, l’hanno privata del proprio nucleo e lo hanno sostituito con quello di una cellula adulta di tessuto mammario di una pecora di razza Finn Dorset. La nascita di Dolly, una pecora Finn Dorset geneticamente identica all’animale che aveva donato la cellula adulta, è stato epocale. Il nome “Dolly” le fu dato in onore della cantante country Dolly Parton, dato che la cellula usata per la clonazione fu una cellula mammaria. Dolly venne abbattuta venerdì 14 febbraio 2003, dopo 7 anni dalla sua nascita, a causa di complicazioni dovute a un’infezione polmonare.

NASCITA DELLE FRECCE TRICOLORI

Nel 1960 il maggiore Mario Squarcina, leader dei ‘Diavoli rossi’ fu incaricato così dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare di costituire la Pattuglia Acrobatica Nazionale composta da piloti provenienti da tutti i reparti dell’Aeronautica Militare. Il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico, chiamato anche Frecce Tricolori nacquero il 1° marzo 1961 in seguito alla decisione dell’Aeronautica stessa di creare un gruppo permanente per l’addestramento all’acrobazia aerea collettiva dei suoi piloti. Con dieci aerei di cui nove in formazione e uno solista, le Frecce Tricolori sono la pattuglia acrobatica più numerosa del mondo. Il loro programma di volo, comprendente una ventina di acrobazie della durata di circa mezz’ora, le ha rese famose e riconosciute come una delle migliori pattuglie aeree acrobatiche a livello internazionale. In occasione dell’anniversario della nascita della repubblica italiana dal 25 maggio fino al 2 giugno di ogni anno, le Frecce Tricolori sorvolano i cieli di tutti i capoluoghi italiani, con la loro inimitabile e tradizionale scia verde, bianca e rossa.

ISTITUZIONE FESTA DELLA DONNA

Nel 1908, in una fabbrica tessile americana, un gruppo di lavoratrici sciopera per alcuni giorni a causa delle condizioni inumane cui vengono sottoposte. L’8 marzo il proprietario della fabbrica blocca le operaie all’interno della fabbrica, impedendo loro di uscire. A causa di un violento incendio che divampa accidentalmente nei locali, 129 donne muoiono tra le fiamme. Qui inizia il racconto che porta all’istituzione della Festa della Donna. In ricordo di questa tragedia la data dell’8 marzo viene considerata come una giornata di protesta internazionale per il riconoscimento dei diritti delle donne. L’8 marzo 1909 viene celebrata in USA la Prima Giornata Internazionale della donna, comunemente nota come “Festa della Donna”: da allora ogni anno in questo giorno si ricordano le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, ma anche le discriminazioni e le violenze di cui le donne nel mondo sono oggetto. Dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, nel 1946, viene scelto come simbolo di questa giornata il fiore della mimosa.

MENDEL E LA TEORIA SULL’EREDITARIETA’

L’8 febbraio 1865 il naturalista Gregor Mendel formula la teoria dell’ereditarietà.

Nel passaggio da una generazione all’altra di ogni specie di esseri viventi si trasmettono dei caratteri che influiscono sull’aspetto estetico e sulla struttura interna degli ultimi nati. E’ la teoria dei “caratteri ereditari” che scoprì per primo un frate agostiniano del XIX secolo, considerato il precursore della genetica moderna.

La sua attenzione si focalizzò sulle piante di pisello, le cui caratteristiche, in particolare la riproduzione per autofecondazione, si prestavano allo studio dell’ereditarietà. Dopo sette anni di selezione, l’abate identificò sette “Linee pure”, ossia altrettante varietà di pisello che si differenziavano per caratteri estremamente visibili (la forma del seme, liscia o rugosa; colore del seme; forma del baccello, etc.). Incrociandoli tra di loro arrivò a scoprire che alcuni caratteri persi in un passaggio generazionale, erano stati recuperati in quello successivo o che in alcuni casi si manifestava soltanto uno degli aspetti delle generazioni parentali. Di qui giunse all’intuizione che avrebbe cambiato la scienza: l’esistenza negli esseri viventi di un preciso codice genetico, che si trasmette dai genitori ai figli e che passa di generazione in generazione per via ereditaria. Così si posero le basi per la genetica moderna, tra i cui principi cardine vennero indicate le cosiddette tre leggi di Mendel, ricavate dai suoi lavori. Il passo successivo fu l’identificazione dei cromosomi quale sede di quel patrimonio ereditario che si trasmette secondo le leggi di Mendel, fino ad arrivare alla preziosa scoperta del DNA.