CURIOSITA’ DEL GIORNO

23 MARZO 2022

Il 23 Marzo del 1839 seguendo la moda dell’epoca di scrivere le parole in modo scorretto e  abbreviato, il Morning Post di Boston pubblica per la prima volta in un giornale l’ “OK”, come acronimo di oll korrect( versione sbagliata di ” all correct”, tutto giusto).

E invece qual è l’origine di questa parola che usiamo in continuazione? Da dove nasce l’ “OK”?

Alcuni sostengono che provenga dal gergo militare usato dai soldati americani nella seconda guerra mondiale. Infatti, se nel giro di perlustrazione al termine di una battaglia si contavano zero morti, veniva alzata una bandiera con con la scritta “OK”; abbreviazione che stava ad indicare che non si erano verificate perdite, ovvero ” zero killed”.

Secondo i russi, invece, OK, deriva dall’espressione Ochen Korosho, che gli scaricatori di porto di Odessa utilizzavano per avvertire che il carico era stato messo a posto senza problemi.

Terza ed ultima ipotesi è che sia nata durante la campagna elettorale americana del 1840. Uno dei candidati era l’allora presidente Martin Van Buren; questo signore per vincere le elezioni si era affidato ad una fitta rete di associazioni e, una di queste, si chiamava  Old Kinderhook Club, in breve OK Club.
Ebbene tra gli addetti ai lavori usava l’espressione O.K. per dire che tutto sarebbe andato bene se Martin avesse vinto.

CUROSITA’ DEL GIORNO

16 MARZO 2022

Già l’inizio del 1978 non era stato dei migliori: la sera del 7 gennaio si era consumata la strage di Acca Larentia, in cui avevano perso la vita tre giovani del Movimento Sociale.

Sul piano politico c’era una situazione instabile, che a meno di due anni dalle elezioni aveva già portato alla caduta del governo monocolore della Democrazia Cristiana, guidato da Giulio Andreotti. Di fronte a quest’impasse e per dare una risposta convincente al Paese, attraversato da una profonda crisi sociale, il presidente della DC ,Aldo Moro, sostenne l’ipotesi di un governo di solidarietà nazionale, con la partecipazione dei comunisti.

Si trattava di un gesto politico di considerevole portata, i cui echi oltrepassarono i confini nazionali. Il PCI del segretario Enrico Berlinguer si diceva pronto al compromesso storico, rivendicando lo strappo con Mosca.
Le resistenze però erano forti sia all’interno della DC, sia tra gli alleati internazionali dei due principali partiti italiani. Da un lato gli USA erano timorosi che, nell’ottica della guerra fredda, un partito filosovietico al governo avrebbe potuto minare i piani militari della NATO. Dall’altro l’URSS giudicava tale prospettiva una forma di emancipazione dal modello sovietico, in favore di quello americano.

Questo era il contesto politico la mattina di giovedì 16 marzo; giornata in cui Moro era atteso alla Camera, dove Andreotti avrebbe dovuto presentare il nuovo governo con il sostegno, per la prima volta, dei comunisti.
Alle 9 scese dalla sua abitazione romana e salì a bordo della Fiat 130 blu di ordinanza, seguita dall’Alfetta bianca della scorta. All’incrocio tra via Fani e via Stresa, ad attenderlo un commando di 19 brigatisti (11 secondo un’altra versione), armati di mitragliette automatiche e pronti a far scattare un agguato in pieno stile RAF (gruppo terroristico tedesco di estrema sinistra).
Bloccando il corteo con due auto all’inizio e alla fine dello stesso, e ostruendo le vie di fuga laterali con altri veicoli parcheggiati, i terroristi entrarono in azione facendo fuoco sulla scorta e sulle due guardie del corpo dell’auto blu. La fotografia che si parò davanti alle prime persone accorse sul posto era agghiacciante: bossoli di proiettili, sangue e i corpi senza vita degli agenti di scorta a Moro.

Passarono 48 ore prima che le Brigate Rosse rivendicassero l’attentato e il sequestro di Moro, attraverso una foto dello stesso, ritratto con alle spalle la famigerata “stella a cinque punte” e un comunicato in cui si annunciava che il presidente della DC sarebbe stato processato da «un tribunale del popolo». La reazione dei cittadini si tradusse in cortei e manifestazioni per gridare il proprio dissenso alla violenza brigatista.

Le istituzioni reagirono approvando una serie di “leggi speciali” volte a dare più poteri alle forze dell’ordine e agli investigatori nell’attività di contrasto al terrorismo. Sul piano politico emersero forti divisioni tra chi era per trattare con i sequestratori, come il PSI, e la maggioranza (DC e PCI in testa) che era invece per la linea dura. Le indagini continuavano però a risolversi in false piste e a continui buchi nell’acqua.

Nei 55 giorni che seguirono ci fu uno stillicidio di comunicati delle BR, ipotesi giornalistiche e polemiche politiche, con il blocco moderato che accusava l’area comunista di essere contigua agli ambienti brigatisti. Ci furono gli appelli di personalità di rilievo come Papa Paolo VI e il Presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter ma i tentativi si rivelarono vani e le speranze di ritrova Aldo Moro vivo diminuivano un giorno dopo l’altro.
Il 6 maggio, le BR comunicarono l’esecuzione della condanna a morte. Tre giorni dopo il corpo di Moro fu rinvenuto in via Caetani, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, parcheggiata, simbolicamente, tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù (dove avevano sede rispettivamente il PCI e la DC). Della strage di via Fani e dell’omicidio Moro furono accusati e processati 14 brigatisti, la maggior parte dei quali oggi è in regime di semilibertà.

Inchieste giornalistiche successive fecero emergere il possibile coinvolgimento nella vicenda di altri soggetti, tra cui la loggia P2, la rete clandestina della NATO e i servizi segreti di diversi paesi. A supportarle gli innumerevoli ritardi e punti oscuri nelle indagini svolte all’epoca dei fatti e alcuni aspetti nella dinamica del sequestro e della prigionia, secondo alcuni, non riconducibili al modus operandi tipico delle Brigate Rosse.

 

CURIOSITA’ DEL GIORNO

9 MARZO 2022

Chi ricorda la Fiat 600?
La piccola utilitaria dalla forma curiosa venne presentata ufficialmente il 9 marzo 1955 nel Palazzo delle Esposizioni di Ginevra. Si trattava di una berlina economica, moderna, piccola, ma capace di trasportare comodamente quattro persone.
Era un’epoca in cui le famiglie cominciavano ad intravedere un primo barlume di benessere e la FIAT 600 rispondeva perfettamente a queste esigenze: era confortevole, gradevole stilisticamente ed economica.

Dotata di 2 portiere e con una abitabilità discreta per 4 persone, la 600 era equipaggiata con un motore di nuova progettazione, il “100”, situato in posizione posteriore, in grado di spingere l’automobile fino a una velocità di 95 km/h. Il prezzo di listino era di 590 000 Lire.
Un aspetto positivo fu anche il basso costo di gestione: 14 km con un litro e, con una potenza fiscale di 9CV, una tassa di circolazione di sole 10.000 lire.

Il successo della 600, nata come vettura popolare, fu enorme e, dopo pochi mesi, il tempo di attesa per la consegna supererà l’anno.

CURIOSITA’ DEL GIORNO

2 MARZO 2022

La trama di King Kong la conosciamo più o meno tutti: un gorilla di 10 metri, sopravvissuto sull’isola del Teschio, con altre creature, all’estinzione dei dinosauri, si ritrova catapultato tra i grattacieli di New York, dove, per amore di una donna, si compie il suo tragico destino.

La prima visione del film, il 2 marzo del 1933, fu uno shock per il pubblico americano, sia per la rivoluzionaria combinazione di effetti speciali (tra cui stop-motion e proiezione miniaturizzata), sia per l’avvincente trama romantico-avventurosa; aspetti che lo proiettarono tra i capolavori assoluti della storia del cinema.

Diretto dalla coppia di registi Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack e con protagonisti Fay Wray e Robert Armstrong, il film sbancò il botteghino negli Stati Uniti, raccogliendo complessivamente 2 milioni di incassi e continuando a registrare successi con le versioni riviste del 1938, 1942, 1946, 1952 e 1956. Modello insuperabile del genere fantascienza, la pellicola ispirò un remake nel 1976, prodotto da Dino De Laurentiis e premiato con l’Oscar per i “migliori effetti speciali” (curati dall’italiano Carlo Rambaldi).

L’omonimo remake del 2005, firmato da Peter Jackson, portò a casa tre statuette. Più recente è il reboot “Kong: Skull Island”, uscito nel 2017.